Un ufficiale che ha onorato il Ticino

Brigadiere Stefano Mossi
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La notizia della scomparsa del divisionario Roberto Fisch ci ha trovati increduli e ci ha lasciato costernati. Nessuno, credo, poteva presagire qualcosa di simile, e anzi, a chi lo aveva incontrato di recente, era parso più attivo e impegnato che mai.

Roberto Fisch era l’esempio brillante di un ufficiale proveniente da una carriera di milizia e assurto ai massimi livelli della gerarchia militare. Pochi, prima di lui, ci erano riusciti. Il suo brillante curricolo dimostrava come ancora oggi un ufficiale di milizia, dotato delle necessarie capacità e disposto anche a fare sacrifici, possa ambire a raggiungere traguardi prestigiosi. Rappresentava senz'altro il miglior esempio per i giovani ufficiali che si apprestano a decidere il loro futuro militare, e esitano di fronte alle oggettive difficoltà nel coordinare la vita civile, e professionale in particolare, con il servizio.

Matematico e informatico di formazione, divenuto imprenditore di successo, non aveva mai abbandonato la passione per la carriera militare, generata dal suo profondo attaccamento al Paese e alle istituzioni. Quale ufficiale di milizia aveva tra l’altro comandato il gruppo obici 49 e il reggimento di artiglieria 4. Poi nel 2003 arrivava la prima svolta, con la designazione, a partire dal 1. gennaio 2004, a comandante della neocostituita brigata fanteria di montagna 9, funzione allora rivestita ancora a tempo parziale. Nel 2007 passava al comando della regione territoriale 3, venendo promosso divisionario e lasciando definitivamente l’attività professionale civile.

All’inizio del 2011 era stato chiamato ad assumere il comando della base di aiuto alla condotta, una delle strutture più importanti dell’esercito svizzero. Le aspettative nei suoi confronti erano elevate: portare a termine una ristrutturazione allora ancora esitante nei suoi primi passi. Nel breve tempo che ha avuto a disposizione, grazie alle sue elevate competenze professionali, oltre che militari, ha saputo corrispondere la fiducia in lui riposta, imprimendo una svolta decisiva all’organizzazione a lui affidata.

In virtù della sua funzione, Roberto Fisch era pure entrato a far parte del comando dell’esercito, un gremio ristretto di alti ufficiali direttamente subordinati al capo dell’esercito. In quel contesto era quindi direttamente coinvolto nella gestione quotidiana dell’esercito, ma anche e soprattutto nei lavori, estremamente lunghi e complessi, legati a quel progetto di sviluppo futuro dell’esercito dall’esito ancora estremamente incerto, nell’attesa di definitive decisioni politiche.

Nell’esercizio delle sue varie funzioni, Roberto Fisch non ha mai dimenticato le sue origini ticinesi, e pur nel rispetto del suo compito, non ha mai mancato di avere un riguardo particolare per il Ticino, per le sue tradizioni militari, e per i militi ticinesi. Vorrei qui solo citare i suoi puntuali e incisivi interventi a sostegno dell’italianità nell’esercito e della presenza militare nel nostro cantone.

Roberto Fisch non aveva mai mancato di dedicare il suo tempo e il suo impegno anche ad attività politiche, nella sua Lugano, e associative, rivestendo tra l’altro la carica di presidente del Circolo Ufficiali di Lugano e quella di vicepresidente della Società Svizzera degli Ufficiali.

La mia carriera si era intrecciata relativamente tardi con quella di Roberto Fisch: fui suo collaboratore, e poi suo sostituto quando era alla brigata fanteria di montagna 9, e poi ebbi l’onore di succedergli al comando della stessa. Da allora i nostri contatti professionali, ma anche personali, si fecero ancora più stretti, anche se negli ultimi mesi, oramai, trovava sempre meno il tempo di scendere in Ticino. Persona piacevole e affabile, pronto al dialogo come anche al dibattito, da sempre era conosciuto come uomo di grande impegno, instancabile e esigente, con se stesso prima ancora che con gli altri. Caratteristiche confermate anche nell’assolvimento del suo ultimo compito, che lo vedeva investire senza riserve e senza condizioni tutte le sue risorse.

Ed è forse questa l’immagine migliore per ricordarlo: un ufficiale che, fino all’ultimo, ha dato tutto se stesso all’esercito e al suo Paese. Un esempio per tanti, un onore per il Ticino.

 

Brigadiere Stefano Mossi
Comandate brigata fanteria montagna 9